L’editoriale di Roberto Napoletano L’ALTRAVOCE dell’ITALIA LA SOLIDARIETÀ SOCIALE DELLA NUOVA ITALIA



Il Piano nazionale di resistenza e resilienza

Per la prima volta dopo oltre un decennio di federalismo dissolutore ci si è occupati delle periferie urbane del Mezzogiorno. Per la prima volta i Comuni del Sud hanno fatto progetti…



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One comment to “L’editoriale di Roberto Napoletano L’ALTRAVOCE dell’ITALIA LA SOLIDARIETÀ SOCIALE DELLA NUOVA ITALIA”
  1. E LE CASE POPOLARI? IL 25% DELLE FAMIGLIE ITALIANE VIVE IN ALLOGGI IN AFFITTO. E L’ITALIA E’ ALL’ULTIMO POSTO IN UE PER IL NUMERO DI ALLOGGI PUBBLICI

    Traggo dal cap. 10-MEZZOGIORNO del mio saggio dedicato alle MENZOGNE sulla XVI legislatura (Governi Berlusconi e Monti).

    Asili nido anziché case popolari. Le persone non vivono negli asili nido, come pare immaginasse il tuttologo e tuttofare ex PdC Conte, ma nelle case. Ed infatti c’era sì – presumibilmente per impulso di altri – una posta contabile nell’ambito della Missione 5, Componente 2-Infrastrutture sociali, Famiglie, Comunità e Terzo Settore, ma non c’era traccia nel suo PNRR dell’auspicabile Piano corposo di alloggi pubblici di qualità, che sono estremamente carenti in Italia, in particolare al Sud, poiché essi – come abbiamo già visto nel capitolo 7 [1] – attualmente rappresentano un misero 1,5 per cento del totale dei 35.000.000 di immobili residenziali, il che fa assegnare all’Italia, di gran lunga, l’ultimo posto in UE.[122] Allora mi decisi a scrivere al presidente Conte per chiedergli di includere un Piano Casa simile a quello che fu realizzato da Amintore Fanfani negli anni ’50 del secolo scorso. Mi fece rispondere dalla sua segreteria per ringraziarmi del suggerimento, ma accennando soltanto all’emergenza abitativa. A cui, perciò, replicai, per sottolineare il carattere strategico del Piano Casa sia per il welfare (dati i livelli dei salari reali e degli affitti), sia come volano per la crescita, con un accenno anche alla possibile dannosità degli asili nido. Trovate le tre lettere tra me e il PdC Conte in nota.[184] Ma (anche se in un’intervista a Radio Radicale Walter Verini, del PD, ha manifestato la sua soddisfazione per essere riusciti a prevedere un investimento di 5 mld per le case popolari nella bozza n. 2 del PNRR, cioè appena 50.000 alloggi in 6 anni, contro un fabbisogno complessivo di 5.000.000 per portarci al livello della Francia) non lo inserì nel PNRR, il cui testo finale[183] (p. 208) contempla, per la M5C2-Rigenerazione urbana e housing sociale, un importo complessivo di 9,02 mld, di cui 2,8 mld per un «Programma innovativo della qualità dell’abitare», che include «la realizzazione di nuove strutture di edilizia residenziale pubblica e la rifunzionalizzazione di aree e strutture edilizie pubbliche esistenti».
    Insomma, ci sono più soldi per gli asili nido che per le case popolari. Gli USA, nel secondo piano di Biden di 2.000 mld per le infrastrutture, investono 213 mld per l’edilizia popolare;[188] l’Italia, in proporzione, soltanto dal PNRR dovrebbe investire 39 mld; invece, non investe neppure la decima parte e si preoccupa degli asili nido.

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    [1] È importante anche rilevare che gli alloggi pubblici popolari e ultrapopolari censiti al Catasto erano appena 589.969, pari all’1,7 per cento del totale degli immobili residenziali (ora sono ulteriormente scesi all’1,5 per cento), contro il 10, 20, 30 per cento di altri Paesi UE;[122] tale numero si è ridotto rispetto a quindici anni fa a seguito della loro vendita, senza che ne siano stati costruiti di nuovi in numero sufficiente: c’è un saldo negativo di 5 mila unità all’anno. Al primo posto in UE28 c’è l’Olanda col 32 per cento del totale, poi l’Austria col 23 per cento, la Danimarca col 19 per cento e la Francia con il 16 per cento; degno di nota è che nel solo 2010 – è il record – la Francia ha costruito 131.500 case popolari,[122] cioè quante, col ritmo attuale (mille all’anno, secondo Federcasa-Nomisma, 2016 [122]), se ne costruiscono in Italia in ben 130 anni. Poi ci si scandalizza della guerra tra poveri dell’occupazione abusiva delle case popolari, mentre bisognerebbe scandalizzarsi per l’estrema penuria di alloggi pubblici e sollecitare vigorosamente un corposo piano pluriennale di case popolari di qualità, da finanziare in parte con la reintroduzione dell’imposta sulla casa principale dei ricchi e dei benestanti (2,7 miliardi).

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